Chi sceglie di visitare il Senegal cerca qualcosa di più di un semplice viaggio da cartolina. È una destinazione che porta a confrontarsi con una realtà diversa dalla nostra, fatta di contrasti, incontri e momenti che richiedono anche tempo per essere compresi.
Appena letto il programma, avevo intuito che il mio ruolo di Tour Leader sarebbe stato particolarmente importante. Non soltanto per accompagnare il gruppo, ma anche per condividere impressioni ed emozioni che, in alcuni momenti, meritavano di essere elaborate insieme.
Siamo partiti da Trento quando era ancora notte e siamo arrivati a Dakar accolti dal caldo dell’alba e dalla nostra guida locale in italiano, presenza preziosa fin dalle prime ore.
Colori del Senegal: le tradizionali piroghe accompagnano il viaggio lungo la costa e i corsi d’acqua del Paese.
Una delle prime visite è stata l’Isola di Gorée, raggiunta in barca da Dakar. L’isola sorprende per i vicoli in pietra, le case coloniali colorate e i grandi baobab, ma custodisce anche una delle pagine più dolorose della storia dell’Africa occidentale.
La visita alla Maison des Esclaves (Casa degli Schiavi) e alla sua Porta del Non Ritorno, affacciata sull’oceano, è stata uno dei momenti più intensi del viaggio. La Maison des Esclaves è oggi un museo e un luogo della memoria dedicato alle vittime della tratta atlantica degli schiavi e la Porta del Non Ritorno ne è diventata uno dei simboli più conosciuti.
In quel luogo il gruppo si è raccolto quasi naturalmente: molti sguardi, poche parole e la consapevolezza di trovarsi davanti a una pagina dolorosa della storia che non può lasciare indifferenti.
La Maison des Esclaves sull’Isola di Gorée, uno dei luoghi simbolo della memoria della tratta atlantica.
Dakar ci ha mostrato un volto molto diverso del Paese: intenso, vivace, a tratti caotico. La Corniche, il mercato di Soumbédioune, il Monumento del Rinascimento Africano e poi il Lago Retba, il celebre Lago Rosa.
Ho apprezzato molto anche le esperienze legate alle tradizioni locali, come il rito del tè e la cooking class dove abbiamo preparato il Tiebou Dieune, piatto simbolo della cucina senegalese.
Sono momenti semplici, ma aiutano a conoscere un Paese attraverso gesti quotidiani, non soltanto attraverso monumenti e paesaggi.
Il Lago Retba, conosciuto come Lago Rosa per le particolari sfumature delle sue acque.
Dopo Dakar, Saint-Louis offre un’atmosfera completamente diversa. La città si distende tra il fiume Senegal e l’oceano, con le facciate coloniali, i balconi in ferro battuto segnati dall’aria salmastra e il centro storico riconosciuto dall’UNESCO.
La visita in calesse ci ha permesso di scoprirla con calma, ma ciò che ricordo maggiormente è Guet Ndar, il quartiere dei pescatori. Qui la vita è intensa: piroghe colorate, reti, bambini, famiglie e attività quotidiane concentrate in uno spazio ristretto. È proprio in questi piccoli gesti, negli incontri e nell’accoglienza ricevuta che ho iniziato a comprendere davvero il significato della parola teranga. Viene tradotta con ospitalità, ma durante il viaggio abbiamo capito che racchiude qualcosa di più: disponibilità, rispetto, attenzione verso l’ospite e piacere della condivisione.
Saint-Louis, città storica affacciata sul fiume Senegal e antica capitale dell’Africa Occidentale Francese.
Tra le esperienze naturalistiche, il Parco Nazionale del Djoudj è stato uno dei momenti più interessanti. Abbiamo navigato in piroga tra canali e zone umide osservando pellicani, aironi, fenicotteri e moltissimi altri uccelli.
Durante il soggiorno finale sulla costa abbiamo poi scelto di dedicare una giornata a un safari, che ci ha permesso di osservare da vicino giraffe, zebre, rinoceronti, antilopi e altri animali.
Anche questo aspetto contribuisce alla varietà del viaggio: in pochi giorni si passa dalla storia alla cultura, dalla vita quotidiana ai grandi ambienti naturali.
Dopo giornate ricche di visite, spostamenti ed esperienze, abbiamo concluso il viaggio con alcuni giorni al Seaclub Riu Baobab Resort sulla costa atlantica. È stata una scelta che ho apprezzato molto. Dopo un itinerario così intenso, avere del tempo per riposare, godersi il mare e ripensare a quanto vissuto ha dato un buon equilibrio all’intero viaggio.
La fauna del Senegal, una delle esperienze che arricchiscono il viaggio tra natura e paesaggi africani.
Consiglio il Senegal a chi vuole conoscere l’Africa occidentale attraverso un viaggio vario e ricco di esperienze.
La guida locale è stata fondamentale per capire meglio storia, cultura e vita quotidiana. Il piccolo gruppo e la presenza dell’accompagnatore hanno reso più semplici e piacevoli gli spostamenti e hanno favorito una bella coesione tra i partecipanti.
Del Senegal porto con me soprattutto i contrasti, gli incontri e quella parola che abbiamo imparato a conoscere giorno dopo giorno: teranga.
Il nostro gruppo in Senegal
Alessandro - Tour Leader Viaggi Bolgia